Giappone e tassi di cambio
Pubblicato da janejacobs su Agosto 19, 2008
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Ruote panoramiche
Pubblicato da janejacobs su Agosto 19, 2008
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Cause economiche della guerra di secessione USA
Pubblicato da janejacobs su Agosto 19, 2008

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Gli USA si sono sviluppati grazie (anche) ai dazi
Pubblicato da janejacobs su Agosto 16, 2008

Boston all’inizio dell’800
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Senza produzione le citta’ collassano
Pubblicato da janejacobs su Agosto 14, 2008

Montevideo, una citta’ improduttiva
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L’assurdita’ delle valute nazionali
Pubblicato da janejacobs su Agosto 13, 2008

Le valute nazionali sono potenti meccanismi di controllo ma non sono in grado di generare politiche per correggere gli sbilanci dell’economia. Per usare ancora una capire meglio la situazione immaginiamo un gruppo di persone con diaframmi e polmoni propriamente funzionanti ma che hanno solo un solo sistema respiratorio. In questo goffo arrangiamento, il centro respiratorio riceverebbe il controllo complessivo del livello di anidride carbonica di tutto il gruppo senza discriminare fra gli individui che la producono. il diaframma di ciascuno quindi si troverebbe costretto a contrarsi allo stesso momento. Ma supponiamo che alcuni di queste persone dormano, mentre altre stiano giocando a tennis. Supponiamo che alcune stiano leggendo un libro mentre altri stiano tagliando della legna. Qualcuno dovrebbe fermare la sua attivita’ e dedicarsi ad un’attivita‘ diversa che si conformi a quella dell’altro. Peggio, supponiamo che alcuni stiano nuotando ed altri si stiano tuffando e per qualche motivo, ad esempio per l’infrangersi di un’onda sulla riva, quest’ultimo non possa controllare la propria apnea. Il tuffatore morirebbe ed il nuotatore morirebbe di conseguenza per la morte del tuffatore.
Tale assurda situazione non esiste in natura perche’ non durerebbe. Non esistono nemmeno meccanismi cosi’ assurdi progettati dagli uomini che regolino il funzionamento di multipli ingranaggi con un solo sistema informativo e di controllo meccanico, chimico o elettronico; macchine progettate cosi’ male non funzionerebbero.
Le nazioni, da questo punto di vista, non funzionano meglio, tuttavia esse esistono. Anche se intellettualmente pretendiamo che lo siano e compiliamo statistiche su basandoci su questa goffa premessa, le nazioni sono difettose da questo punto di vista perche‘ non sono unita’ economiche discrete. Le nazioni includono fra le tante cose diverse economie cittadine che hanno bisogno di correzioni in tempi diversi e che tuttavia condividono la stessa valuta. L’informazione che arriva dalle valute nazionali e’ un’informazione di pochissimo valore perche‘ riguarda il commercio con l’estero della nazione e non il commercio di una citta‘ con un’altra. Tuttavia, questo meccanismo di controllo ha un grande potere.
Le citta‘ sono le unita’ discrete dell’economia che possono rimpiazzare le importazioni con quello che producono e le unita’ specifiche che generano flussi di nuove esportazioni. E’ inutile supporre che le compilazioni statistiche amorfe ed indifferenziate delle economie di intere nazioni possa svolgere questa funzione, perche‘ in realta‘ non la svolgono.
In teoria, nel tempo in cui le esportazioni di una citta‘ vanno bene, essa ha bisogno di ricevere un grande volume ed una grande gamma di prodotti importati, specialmente da altre citta‘, perche‘ i guadagni provenienti dalle importazioni sono il sale che la cita’ deve guadagnare per il vitale processo di rimpiazzare le importazioni. Al contrario, in un tempo in cui le sue esportazioni sono in declino, le importazioni dovrebbero idealmente diventare care perche‘ per sfuggire al declino derivante dalla diminuzione delle esportazioni una citta‘ ha disperatamente bisogno di rimpiazzare un vasto numero di importazioni con produzioni locali. Ha anche bisogno di un enorme stimolo per cercare di produrre nuovi tipi di esportazioni. In altre parole, con la diminuzione delle esportazioni una citta‘ ha bisogno di avere una valuta che si svaluti e che funzioni come un dazio automatico e come un sussidio all’esportazione automatico - ma solo fino a quando sia necessario. Una volta che le esportazioni andranno bene, la citta‘ avra‘ bisogno di una valuta che si apprezzi per guadagnare il massimo volume e la massima varieta’ di importazioni che puo‘. Le valute di singole citta‘ servono come elegante meccanismo di controllo perche‘ innescano le opportune correzioni.
Questo e’ un vantaggio incluso per molte citta‘-stato. Singapore e Hong Kong, che oggi sono delle rarita‘, hanno le loro valute quindi possiedono questo vantaggio incluso. Le loro valute servono a queste funzioni quando ve ne e’ il bisogno, ma solo quando ve ne e’ bisogno. Detroit, d’altra parte, non aveva questo vantaggio, Quando le sue esportazioni iniziavano a ridursi, non otteneva nessun messaggio dai meccanismi di controllo provenienti da Washington. E quindi Detroit continuava a Declinare sempre di piu‘, sempre piu‘ velocemente, senza correzioni.
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La potenza dei tassi di cambio
Pubblicato da janejacobs su Agosto 13, 2008

Gli effetti inversi dei movimenti di capitali non eliminano i meccanismi di controllo del commercio internazionale di beni e servizi. Questo fattore domina nel lungo periodo. Ad esempio, supponiamo che una nazione prenda a prestito all’estero per sviluppare la propria economia. Supponiamo poi che gli schemi di sviluppo non riescano a ripagare attraverso un’espansione delle esportazioni o a rimpiazzare le importazioni provenienti dall’estero. La valuta di quel paese dovra‘ per forza di cose svalutarsi. Gli interessi sui prestiti, che sembravano originariamente ragionevoli, diventano devastanti non appena la valuta declina. Questo e’ il motivo prendere a prestito somme ingenti da paesi esteri non e’ una buona idea se la nazione che prende a prestito ha una bilancia dei pagamenti in rosso a meno che le nazioni o le banche estere che danno a prestito il denaro non si accordino per allungare i tempi della riscossione dei prestiti o il ribasso dei tassi di interesse. La minaccia, allora diventa la bancarotta dei paesi e delle banche estere.
Poiche‘ il meccanismo di controllo della valuta e’ molto potente e poiche‘ cosi’ spesso i governi non amano ascoltare i loro segnali, le nazioni cercano di allungare i tempi di risposta a questi segnali a loro ulteriore danno. Inoltre, quando l’informazione finalmente filtra, e prima o poi essa filtra, gli effetti possono essere inappropriati (per usare un eufemismo) come lo furono nelle Midlands Britanniche, dove si trovava la maggior parte delle industrie di ceramiche e terra cotta. La disoccupazione era gia‘ alta in Inghilterra ed era gia‘ molto alta nelle Midlands; il paese stava gia‘ soffrendo per un declino delle esportazioni dei propri prodotti industriali da decenni. Ma queste realta‘ erano offuscate dalla notizia positiva della scoperta del petrolio nel Mare del Nord e dalle importazioni di capitali dall’estero.
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Tassi di cambio e posti di lavoro
Pubblicato da janejacobs su Agosto 13, 2008

Il problema con le valute nazionali e’ che non forniscono un controllo costruttivo. La variazione dei tassi di cambio tra diverse valute puo‘ rappresentare il potere di vita o di morte di interi settori industriali. Ad esempio un apprezzamento della sterlina inglese del 10% fra il 1979 ed il 1980 obbligo’ i maggiori produttori di ceramica e di terra cotta Inglesi a licenziare lavoratori quando non li fece fallire direttamente, poiche’ il cambio li rese incapaci di esportare nei paesi esteri che prima di allora richiedevano in abbondanza tali beni. L’aumento della sterlina stava anche prezzando le ceramiche e le terracotte inglesi fuori dal mercato domestico perche‘ costava meno importare simili prodotti dall’estero che prodotti britannici.
Il presidente della piu‘ grande societa’ di ceramiche Inglese, la Wedgewood, diede la colpa dell’apprezzamento della sterlina all’aumento della produzione di petrolio al largo delle coste scozzesi, che avrebbe migliorato la bilancia dei pagamenti britannica e alla politica della Banca Centrale Inglese che alzava i tassi di interesse per attrarre capitali stranieri. Forse aveva ragione. La Wedgewood dovette effettuare enormi licenziamenti e spostare tutta la produzione all’estero per poter sopravvivere.
Le valute producono importanti informazioni e meccanismi di controllo, ma a modo loro. Le valute nazionali, soprattutto, registrano le informazioni complessive sul commercio internazionale di una nazione. Quando gli esportatori di beni e servizi aumentano rispetto alle importazioni di beni e servizi degli altri paesi, le valute nazionali sono piu‘ richieste e quindi si apprezzano; quando le esportazioni diminuiscono, le valute si deprezzano. Le importazioni e le esportazioni internazionali di capitale funzionano in senso opposto. Se un paese ha importato piu‘ capitale di quanto ne abbia esportato (ad esempio prendendo a prestito dai paesi stranieri) il valore della propria valuta aumenta. Al contrario, se un paese esporta piu‘ capitale di quanto ne importi (ad esempio dando in prestito o esportando all’estero i profitti delle proprie industrie), il valore della sua valuta diminuira‘. Questo e’ il motivo per cui le importazioni di capitale straniero in gran Bretagna (stimolate da un forte tasso di cambio) e la produzione di petrolio al largo delle coste Scozzesi, aumentavano la bilancia dei pagamenti britannica, agendo in sintonia per un apprezzamento del valore della sterlina.
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Sistema economico e sistema respiratorio
Pubblicato da janejacobs su Agosto 13, 2008
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Per capire perche‘ le valute nazionali non offrono un meccanismo di informazione e di controllo costruttivo alle citta’, dobbiamo innanzitutto comprendere come tali meccanismi funzionano. La prima cosa e’ che l’informazione di questo meccanismo sia costruttiva per il sistema economico.
Consideriamo un’analogia fra il sistema monetario ed il sistema respiratorio. Nel sistema respiratorio, l’aumento di anidride carbonica nel sangue trasporta un’informazione al sistema respiratorio che genera una risposta automatica: far contrarre il diaframma e lasciare che i polmoni inspirino ancora. In questo caso l’informazione costruttiva e’ il livello di anidride carbonica nel sangue, ed il meccanismo di risposta e’ il meccanismo del diaframma. Come organismi, dipendiamo da una serie di sistemi informativi e da sistemi di controllo che generano risposte cosi’ appropriate ed automatiche che non ci rendiamo conto del loro funzionamento fino a che non ci vengono insegnati e spiegati. Invece, i sistemi instabili che richiedono continue correzioni e aggiustamenti finiscono per soccombere alla loro instabilita‘.
Nelle economie cittadine, quando nuove imprese in una citta‘ si moltiplicano e si diversificano rapidamente, l’informazione arriva sotto forma di affollamento nelle citta‘ e di aumento della competizione per lo spazio cittadino da cui deriva l’aumento del prezzo degli immobili e l’aumento del traffico. Allo stesso modo l’informazione che i lavori cittadini e i mercati cittadini si stanno sviluppando arriva quando la manodopera nelle campagne scarseggia. Questa informazione spesso causa la risposta appropriata: le citta’ producono macchinari agricoli che riducono il bisogno di forza lavoro nelle campagne. Le aree metropolitane sono il risultato di molti meccanismi di controllo simultanei innescati da molte informazioni diverse. Le risposte non sono sempre automatiche, ma nemmeno il sistema respiratorio e’ sempre e solo automatico. Ad esenoui, se vogliamo, possiamo - entro certi limiti - trattenere il respiro.
I meccanismi di controllo funzionano indipendentemente alle nostre preferenze. Ad esempio, quando un governo stampa troppa moneta l’informazione arriva al sistema e fa scattare il meccanismo di controllo adatto e la reazione appropriata: la moneta nazionale si svaluta e puo‘ comprare meno beni. Augurarsi una correzione differente, ad esempio che stampare piu’ moneta porti ad una maggiore espansione economica, e’ stupido, perche’ l’espansione economica e’ una cosa diversa che reagisce a diverse informazioni e stimoli.
Ul termostato serve a misurare la temperatura e comunicare al sistema di riscaldamento di aumentare o diminuire la potenza dei caloriferi. E’ stupido sperare che il termostato governi la velocita’ di un mulinello rotatorio solo perche‘ vogliamo che compia anche questa funzione; ed e’ ugualmente stupido sperare che stampare piu’ moneta crei un’espansione economica. In breve, i sistema economico e’ costruito in modo tale che vi siano una serie di informazione e di meccanismi di controllo per correggerlo. Le risposte e ele correzioni non sono discrezionali, ma sono automatiche, come la respirazione. Il sistema economico svolge la funziona intrinseca a cui e’ preposto e genera sempre la correzione automatica e specifica in risposta a fatti precedentemente accaduti.
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Snøhvit: tra renne e rigassificatori
Pubblicato da janejacobs su Agosto 12, 2008
Il filmato qui sotto mostra il progetto di costruzione di un rigassificatore nella localita’ di Snøhvit (che in Norvegese vuol dire Biancaneve) all’estremo Nord della Norvegia. Quest’opera faraonica dovrebbe impiegare 1,200 persone per la sua costruzione e poco piu’ di 100 persone a regime. Il gas di “Biancaneve” sara’ trasportato fino alla Spagna e agli Stati Uniti.
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Proposta di Federalismo Fiscale in Italia
Pubblicato da janejacobs su Agosto 12, 2008

Il testo qui sotto riporta alcuni estratti della recente bozza per una riforma sulla preparazione del Federalismo Fiscale in Italia.
“Il tema del federalismo fiscale rappresenta una pagina “bianca” della storia della Repubblica Italiana. Fino a poco tempo fa, quando si parlava di federalismo fiscale aleggiavano disparati fantasmi e ci si ritrovava in una Babele dove si prospettava l’esplosione dei costi, l’aumento della pressione fiscale, la frattura del Paese. La mancanza di federalismo fiscale contribuisce ad affossare la competitività del sistema, a rischiare di spaccare il Paese, a determinare l’esplosione dei costi dello Stato. Senza federalismo fiscale lo Stato potrebbe non riuscire a ridimensionare le sue spese nonostante abbia gia’ ceduto forti competenze legislative e amministrative agli Enti locali.
Il sistema attuale genera gravi confusioni, dissocia la responsabilità impositiva da quella di spesa, genera una situazione istituzionale che rende ingovernabili i conti pubblici e favorisce la duplicazione di strutture, l’inefficienza e la deresponsabilizzazione. Lo dimostrano i dati della spesa pubblica degli ultimi anni sia sul fronte statale che su quello regionale. Il sistema attuale consacra il principio per cui chi ha più speso in passato può continuare a farlo, mentre talvolta chi ha speso meno e’ stato chi è stato più efficiente e quindi dovra’ spendere di meno in futuro.
Senza rovesciare questa dinamica e senza reali incentivi all’efficienza non si potranno creare sufficienti motivazioni ridurre la spesa pubblica. L’esperienza della sanità è molto significativa al riguardo: i costi per l’erario sono quasi raddoppiati in 10 anni.
Nella generalità dell’opinione pubblica sta maturando la consapevolezza, anche tra la popolazione meridionale, che il federalismo fiscale costituisce un passaggio indispensabile per combattere l’inefficienza. In assenza di federalismo fiscale, invece, non si potranno attivare meccanismi di responsabilizzazione verso gli elettori locali e non si potrà favorire la trasparenza delle decisioni di spesa e la loro imputabilità.
L’attuale proposta di federalismo fiscale mira a garantire un adeguato livello di flessibilità fiscale attraverso la previsione di un paniere di tributi per cercare di responsabilizzazione degli Enti locali. Cio’ dovrebbe permettere ai territori di incentivare le loro vocazioni e i loro punti di forza, offrendo una possibilità di intervento mirata che non sarebbe possibile con misure adottate in modo uniforme sul territorio nazionale dal livello centrale.
Gli aiuti finanziari diretti alle aree svantaggiate, se correttamente utilizzati, possono essere estremamente efficaci come dimostrano i casi di Spagna e Irlanda che da quando hanno ricevuto gli aiuti UE sono passati nel giro di qualche decennio a diventare paesi ricchi da paesi poveri quli erano. Non è quello che sinora è accaduto in Italia: è evidente quindi che bisogna introdurre qualche forma di controllo sul modo in cui le risorse sono impiegate, potenziare gli incentivi all’efficienza e sanzionare i casi di cattiva amministrazione.
Si garantisce finanziamento integrale delle prestazioni essenziali concernenti i diritti civili e sociali (sanità, istruzione e assistenza) e un adeguato finanziamento del trasporto pubblico locale sulla base degli specifici criteri indicati. Il finanziamento avviene attraverso il gettito dell’IRAP, in attesa che questa imposta venga sostituita con altri tributi propri regionali da individuare in una fase successiva, attraverso altri tributi regionali che i decreti legislativi dovranno individuare in base al principio di correlazione, attraverso la compartecipazione regionale all’imposta sui redditi delle persone fisiche e della compartecipazione regionale all’IVA.
La parte residua delle spese viene finanziata con il gettito dei tributi regionali e con la perequazione, attuata in modo trasparente sulla capacità fiscale. Viene infine disposta la soppressione dei trasferimenti statali diretti al finanziamento delle spese enunciate.
Gli Enti locali dispongono del potere di modificare le aliquote dei tributi loro attribuiti dalle leggi e di introdurre agevolazioni, entro i limiti fissati dalle stesse leggi. Agli Enti locali, inoltre, si riconosce una piena autonomia nella fissazione delle tariffe per prestazioni o servizi offerti anche su richiesta di singoli cittadini.
Si disciplina inoltre il coordinamento tra i diversi livelli di governo prevedendo che i decreti legislativi introducano alcune soluzioni innovative come quella di rendere evidente l’ordine della graduatoria delle capacità fiscali; che gli obiettivi del conto consuntivo per il concorso al rispetto del patto di stabilità per ciascuna regione e ciascun ente locale siano rispettati sia in termini di competenza economica che di cassa; che le Regioni, al fine del raggiungimento degli obiettivi sui saldi finanza pubblica, possano adattare, previa concertazione con le proprie autonomie, le regole e i vincoli posti dal legislatore nazionale, differenziando le regole di evoluzione dei flussi finanziari dei singoli Enti locali in relazione alla diversità delle situazioni finanziarie. Al fine di evitare misure che spesso hanno comportato un’indistinta compressione dell’autonomia di spesa per tutti gli enti a prescindere dalla qualità della gestione, viene previsto a favore degli enti più virtuosi un sistema premiante ed un meccanismo di tipo sanzionatorio per gli enti meno virtuosi; in particolare, agli enti che non hanno raggiunto gli obiettivi viene fatto divieto di procedere alla copertura di posti di ruolo vacanti nelle piante organiche e di iscrivere in bilancio spese per attività discrezionali.”
Per maggiori approfondimenti cliccare qui.
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Il meccanismo dei tassi di cambio
Pubblicato da janejacobs su Agosto 12, 2008

Oggi diamo per scontata l’eliminazione di una moltitudine di monete in favore di poche valute “imperiali” e nazionali, e vediamo questo fatto come un progresso atto a promuovere stabilita’. Ma questa idea convenzionale deve essere messa in discussione almeno in virtu’ del ruolo informativo che le valute svolgono all’interno di un’economia. Le valute nazionali o “imperiali” sono meccanismi di controllo sbagliati per le economie cittadine e questo porta a errori di politica economica strutturali, alcuni dei quali non possono essere superati.
Quando la valuta di una nazione si svaluta relativamente alle valute di altre nazioni con cui essa commercia, la svalutazione dovrebbe aiutare l’economia di quella data nazione. Automaticamente le esportazioni di quell’economia diventano meno care per le altre nazioni, quindi le sue esportazioni dovrebbero aumentare. Contemporaneamente le importazioni per la nazione che vede la propria moneta svalutata dovrebbero diventare piu‘ care e dovrebbero quindi aiutare i produttori nazionali.
In teoria una moneta nazionale che perdesse di valore dovrebbe lavorare come un sussidio economico automatico e come un sistema di dazi, poiche’ tale meccanismo entra in gioco precisamente quando una nazione comincia ad avere un debito nella bilancia dei pagamenti internazionali perche‘ esporta troppo poco e importa troppo.
Inoltre, questo sussidio-dazio automatico rappresentato dal tasso di cambio non dovrebbe rimanere in atto piu‘ a lungo di quanto necessario. Se le valute nazionali fossero in grado di registrare correttamente tali informazioni e di fornire meccanismi di controllo appropriati al sistema economico registrerebbero le informazioni necessarie e innescherebbero le correzioni appropriate.
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Mappa delle fonti di energia
Pubblicato da janejacobs su Agosto 12, 2008
Una compagnia energetica norvegese ha realizzato una belissima mappa interattiva che spiega le tecniche di produzione dell’energia esistenti ed in fase di realizzazione. Le fonti di energia presentate in questa mappa sono fonti “tradizionali” e rinnovabili. Molte di queste tecnologie sono agli albori e forse alcune falliranno, ma vale la pena di provarle tutte reinvestendo i profitti nella ricerca e nell’educazione anziche’ nelle acquisizioni e nella distribuzione di dividendi giganteschi.
Per vedere la mappa interattiva fate click qui.
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Piccola storia della moneta
Pubblicato da janejacobs su Agosto 12, 2008
Antica moneta Ateniese
Le citta‘ presitoriche commerciavano l’una con l’altra barattando pietre, metalli, conchiglie, animali, corna, pigmenti, erbe ed altri beni prodotti nei loro territori. Se ad esempio nell’economia preistorica vi era molta domanda per il bronzo si puo’ ipotizzare che una citta’ che producesse molto bronzo avrebbe ricevuto molti beni in cambio del bronzo che esportava. Ma quando la domanda di bronzo crollo’ perche‘ il bronzo veniva rimpiazzato dal ferro, la citta’ che produceva grandi quantita’ di bronzo avrebbe ricevuto meno beni in cambio delle sue esportazioni di bronzo. Lo stesso accade oggi nei mercati valutari.
La citta’ eportatrice di bronzo sarebbe entrata in una crisi economica se non fosse riuscita a trovare altri beni da esportare o se avesse iniziato a produrre da se’ i beni che importava.
Quando le citta‘ inventarono le monete ognuna di esse aveva la propria moneta; ogni giovane citta‘ stato che conosciamo nell’Europa Mediterranea, nel Medio Oriente, in India ed in Cina aveva la propria moneta da utilizzare per il commercio. Le monete erano tipicamente basate sul valore dei metalli utilizzati ed avevano valori intrinseci tipicamente accettati da tutti. Ma anche tale valore intrinseco fluttuava in base ai beni importati ed esportati da ogni singola citta’ in un dato periodo. Se in un certo anno vi fosse stata scarsita’ di grano, il prezzo del grano sarebbe aumentato; se in un altro anno il raccolto fosse stato abbondante, il suo prezzo sarebbe sceso. All’inizio dell’eta’ del ferro, le spade di ferro avevano fatto diminuire il valore delle spade di bronzo. E’ probabile che la ceramica avesse fatto diminuire il valore dei teschi.
Dopo che una antica citta‘ stato era stata conquistata da una citta‘ stato vicina piu‘ potente e venisse quindi ridotta a citta‘ provinciale, o dopo che avesse rinunciato a fette della propria indipendenza e sovranita‘ per aggiungersi ad una confederazione, e’ probabile che la citta‘ avesse continuato a coniare le proprie monete. Lo stesso impero romano procedette gradualmente ad eliminare le monete non Romane delle province che andava a conquistare; solo piu‘ tardi, un uno sforzo di scarso successo di combattere l’inflazione ai tempi di Diocleziano Roma decreto’ prezzi standard, che di fatto erano valori standard per tutte le monete in circolazione in tutto l’impero romano.
Nell Europa Medievale, le monete cittadine divennero ancora la norma. Venezia accettava le monete imperiali Bizantine dato il suo commercio con l’Impero Romano d’Oriente, ma coniava anche la propria moneta. Le citta‘ che sorsero grazie al rinascimento Veneziano e che cominciarono a creare rischiosi scambi commercaiali le une con le altre coniavano anch‘esse le proprie monete. Ad esempio le citta‘ del Nord della Germania e dei Paesi Baltici che costituivano la lega Anseatica erano unite sotto molti aspetti, ma non sotto l’aspetto di una moneta unica. Ogni citta‘ della lega creava le proprie monete e allo stesso tempo i mercanti creavano strumenti finanziari con la funzione di lettere di credito e di certificati di deposito da usare nel commercio tra citta‘ in valute diverse.
Le valute delle citta‘ dell’Europa Medievale durarono fino al Rinascimento e moltiplicarono la vita economica grazie al moltiplicarsi delle citta‘. Le campagne dove c’erano i feudatari utilizzavano le monete di citta‘ come Firenze, Genova o Amsterdam perche‘ i feudatari non erano in grado di coniare le monete da se’. Ad esempio, la moneta del Brandeburgo era la stessa moneta di Berlino, la moneta della Sassonia era la stessa moneta di Dresda, la moneta del Ducato di Milano era la stessa moneta della citta‘ di Milano, e cosi’ via. Molte di queste monete durarono fino a tempi piuttosto recenti. L’Unione Monetaria Tedesca fu istituita solo nel 1857, come precursore della formazione dell’Impero Tedesco. Eccetto il breve e sfortunato esperimento di governo centrale ispirato alla Rivoluzione Francese, le citta‘ Svizzere ed i loro cantoni, mantennero ciascuna la capacita’ di stampare la propria moneta fino al 1848.
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La volgarita’ del Corriere della Sera
Pubblicato da janejacobs su Agosto 11, 2008

Mi ha sempre infastidito il fatto che certi direttori di giornali ritengano che per vendere piu’ copie serva proporre al lettore immagini di giovani donne disinibite e seminude. Ho sempre sospettato che il nudo e la malizia siano una forma di compensazione per la mancanza di buon giornalismo.
Questo fenomeno non e’ una novita’, ma negli ultimi tempi ha infettato anche il piu’ potente e autorevole quotidiano online in Italia: il Corriere della Sera .
Ai giornalisti del Corriere della Sera ed ai suoi lettori chiederei di fare un giro sui siti web dei loro equivalenti di altri paesi: il Times in Inghilterra, Le Monde in Francia, il Frankfurter Alllgemeine in Germania, El Pais in Spagna ed il New York Times negli Stati Uniti.
Dopo aver fatto questa breve gita chiederei di risponedere a questa domanda. Vi e’ parso di vedere la stessa quantita’ di sederi e seni nudi, di articoli da rotocalco di bassa lega come sul sito del Corriere della Sera? A me pare di no. Ripetete questo esercizio quotidianamente e vedrete che il discorso non cambia.
Uno dei pochi vantaggi che oggi un quotidiano online ha rispetto ai blog e’ che il quotidiano ha un marchio famoso ed una reputazione consolidata. Non credo che il Corriere della Sera faccia bene ad intercettare le libidini degli internauti in cerca di bei sederi nudi, perche’ su Internet ci sono siti specializzati che li mostrano in maggior dettaglio e varieta’.
La trasformazione del sito del piu’ autorevole quotidiano d’Italia in un sito porno soft non fa bene al marchio del giornale e diluisce la reputazione costruita da piu’ secoli di lavoro di ottimi giornalisti ed editori. Infatti i lettori alla ricerca di autorevolezza e qualita’ si stanno gia’ trasferendo altrove sia per quanto riguarda la carta stampata sia per quanto riguarda l’informazione online.
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Lezioni di spopolamento
Pubblicato da janejacobs su Agosto 11, 2008

I Plattenbauten, i casoni prefabbricati dell’ex Germania Orientale che risalgono al periodo comunista stanno per essere demoliti. Qualche volta vengono demoliti integralmente, qualche altra vengono distrutti solo nei piani superiori. Le strade piu’ vecchie hanno numerose case abbandonate. I paesaggi urbani sono “potati” come piante dei vecchi edifici morenti, nella speranza di salvare gi edifici in condizioni migliori.
Gli urbanisti normalmente mirano a promuovere la costruzione di case, fabbriche e strade, ma in Germania orientale stanno cercando di gestire la crisi demografica che attraversa la regione dalla fine del regime comunista dovuta all’emigraione nell’Ovest ed al calo delle nascite.

Lo Stato della Sassonia-Anhalt, culla dell’industria chimica della Germania Orientale, ha perso quasi tre milioni di abitanti dall’unificazione tedesca del 1990. Entro il 2025 dovrebbe perdere un altro mezzo milione di abitanti. A Köthen, dove Johann Sebastian Bach compose i Concerti di Brandeburgo, cosi’ tanti giovani lavoratori sono emigrati che la distribuzione della popolazione con i giovani sotto e i vecchi sopra anziche’ assomigliare ad una piramide e’ diventata un grande fungo.
Le citta’ dell’Est sanno che non possono piu’ evitare il declino demografico. Invece cercano di gestire le conseguenze di questo inarrestabile fenomeno. La Sassonia-Anhalt, che soffriva della mancanza di alloggi nel periodo comunista, ora ha distrutto 45,000 alloggi con l’aiuto del governo federale.
Anche le infrastrutture che servivano le fabbriche ormai defunte e gli appartamenti vuoti devono essere distrutte perche’ troppo care. Le strade, le tubature dell’acqua, i cavi elettrici costano troppo. Alcune citta’ che contavano 100,000 abitanti nel 1990 ne contano oggi 25,000 e non e’ possible mantenere queste infrastrutture.
Chi resta in queste desolate citta’ diviene spesso vittima della paura del crimine. Le citta’ cercano di attrarre nuove fabbriche, ma oggi le nuove fabbriche sono ipertecnologiche e meccanizzate ed invece di impegare migliaia di persone ne impiegano qualche centinaio ed e’ difficile trovare una nuova strada per il successo.
Le citta’ di Dessau e di Köthen stanno cercando di creare isole cittadine dove il commercio si concentri attorno ad aree concentrate ed espandere le aree verdi (gia’ numerose) nelle zone dove i vecchi edifici vengono distrutti. Alcune ciminiere delle fabbriche in disuso di Dessau ora sono occupate da cicogne e sono diventate monumenti cittadini. Le numerose aree verdi vengono utilizzate dai cittadini per progetti come la raccolta di biomasse per produrre gas per il riscaldamento.
Le citta’ di Dessau e Köthen traggono la loro ispirazione dall’ Internationale Bauausstellung (IBA) 2010, un progetto sognato dalla Fondazione Bauhaus. Lo scopo di questa organizzazione e’ di aiutare a dar forma alla contrazione cittadina anziche’ lasciarla a se stessa. Questa organizzazione porta alle citta’ fondi federali per decine e decine di milioni di Euro assieme al tentativo di generare la partecipazione de pubblico ed un senso di unicita’ e di identita’ nella comunita’.
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Fotografia Cinese: Li Wei
Pubblicato da janejacobs su Agosto 9, 2008
La Cina diventara’ una grande fucina di artisti? A giudicare da queste prodigiose fotografie pare proprio di si. Il creatore di queste foto e’ l’artista Li Wei. Le immagini sono surreali, drammatiche e potenti. Cliccate qui per vedere il suo sito.






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Gli ingegneri degli altipiani colombiani
Pubblicato da janejacobs su Agosto 8, 2008

Qualche anno fa il governo Colombiano decise di installare una fucina di improvvisazione economica negli altipiani Orientali del paese attraversati dalla foresta tropicale del bacino del Fiume Orinoco a piu’ di trecento chilometri dalla citta’ piu’ vicina. Il progetto era gestito da un giovane ingegnere di Bogota’, la capitale e principale citta’ della Colombia , che per molti aspetti e’ simile a Montevideo in Uruguay dal momento che dipende da un commercio bilaterale di tipo avanzato-sottosviluppato. Il gruppo di lavoro dell’ingegnere di Bogota’ era aiutato da sette tecnici a tempo pieno ed altri esperti ingegneri e consulenti di Bogota’. Essi erano finanziati dal governo Colombiano, dalle Nazioni Unite e dal governo Olandese.
Uno dei progetti innovativi del gruppo era un mulino a vento con pale cosi’ sensibili da poter girare anche con una brezza leggera (quattro miglia all’ora). Ciascuno di questi prodigiosi mulini erano in grado di pompare quasi 16,000 litri di acqua al giorno. Il modello che aveva avuto maggior successo era stato creato dopo 66 tentativi. Il gruppo di lavoro colombiano aveva iniziato con un modello di mulino impiegato dai contadini Americani del Midwest, ma i venti della foresta amazzonica erano cosi’ leggeri che i mulini dell’Orinoco funzionavano per soli 4 mesi all’anno. Poi il gruppo aveva provato altri progetti sul modello dei mulini di Creta, un’isola con venti relativamente deboli e dopo una serie di esperimenti aveva realizzato un mulino con pale di tela che funzionava benissimo e costava poco. Ma questo modello non funzionava, perche’, scaldate dal sole equatoriale, le pale di tela spesso prendevano fuoco. Infine avevano trovato il modello ideale utilizzando pale speciali basate sul modello di tela ma sviluppate con una lega di alluminio leggera sviluppati in un progetto spaziale USA. Sfortunatamente, visto che gli agricoltori Colombiani vivevano soprattutto di un’agricoltura di susistenza, il prezzo di tali mulini era proibitivo. Anche se i mulini fossero stati prodotti in massa generando favolose economie di scala i contadini colombiani non se li sarebbero mai potuti permettere.
Altre innovazioni tecnologiche progettate dal gruppo di ingegneri di Bogota’ includevano un impianto di riscaldamento creato con vecchie lampade fluorescenti, un piccolo generatore idroelettrico che richiedeva una diga alta solo un metro per produrre energia sufficiente per una scuola, una pressa per canna da zucchero che poteva essere operata da una famiglia di quattro persone e un tritatore di manioca a pedali che richiedeva il lavoro di una sola persona contro le venti persone richieste dal il metodo manuale.
Il piano Colombiano, nonostante tutte queste ingegnose invenzioni, raggiunse un’impasse perche’ le invenzioni erano troppo costose per gli agricoltori degli altipiani. Il motivo per cui il governo Colombiano aveva iniziato questo progetto era che molti agricoltori degli altipiani non riuscivano a sopravvivere neppure in una semplice economia di sussistenza. E siccome non c’erano lavori e redditi cittadini ad attenderli nelle citta’ della Colombia, i contadini erano incentivati a rimanere nelle loro terre con i loro bassi salari. L’idea era quella che i poveri agricoltori, non avendo quasi nulla da esportare nei mercati liquidi della citta’, potessero creare un mercato di beni prodotti in loco da poter commerciare sugli altipiani. Ma dal momento che molti materiali dovevano essere importati nella regione - i contadini non potevano produrre le parti di biciclette, i generatori, l’alluminio il vetro, ecc- il piano del governo di Bogota’ non poteva stare in piedi. Gli ingegneri provarono ad aprire mercati regioni in altre parti del mondo con un simile livello di arretratezza a quello degli altipiani colombiani per esportare questi nuovi prodotti in quelle regioni. Essi guardavano ad altre zone dell’America Latina, dello Sri Lanka, dell’Indonesia, ma quelle zone non erano adatte a funzionare da mercati di sbocco perche’ avevano gli stessi problemi degli altipiani colombiani. Erano zone troppo povere per permettersi beni importati a maggior contenuto tecnologico e non riuscivano a guadagnarsi tali importazioni con la semplice esportazione dei loro prodotti agricoli.
Il piano del governo Colombiano, sebbene fallimentare, riservo’ una piccola sorpresa positiva. Con un certo imbarazzo per gli ingegneri del piano colomabiano, l’impianto di riscaldamento costruito con le lampadine fluorescenti usate divento’ un piccolo successo commerciale. Dico imbarazzo perche’ l’impianto non ha avuto successo negli altipiani colombiani, ma negli appartamenti delle citta’ di Medellin prima e di Bogota’ poi. Il successo di tali impianti rappresentava la tipica improvvisazione che una citta’ arretrata poteva esportare ad altre citta’ arretrate. Inoltre, era anche il tipo di invenzione che poteva essere rimpiazzata con produzione locale perche’ quello che una citta’ arretrata puo’ produrre, un’altra citta’ arretrata puo’ riprodurre. In realta’ se tale impianto avesse ottenuto un enorme successo, la fornitura di lampadine flouorescenti usate si sarebbe rivelata inadeguata. E questo sarebbe stato un bene perche’ qualche improvvisatore avrebbe inventato poi qualcos’altro.
E’ difficile pensare cosa certi giovani improvvisatori Colombiani potrebbero creare se li si equipaggiasse con una tecnologia avanzata per le loro citta’ arretrate. Paradossalmente, una tecnologia approrpriata per citta’ arretrate puo’ essere l’innovazione tecnologica piu’ radicale in quel contesto. Le citta’ arretrate talvolta non hanno schemi e processi radicati per produrre cose nuove come nelle citta’ avanzate; tali schemi possono essere dei pesi che scoraggiano l’inventiva perche’ ci sono modi consolidati per fare le cose, e perche’ molto tempo e denaro sono gia’ stati investiti inegli schemi e nei processi esistenti.
Tuttavia, piu’ la vita economica si sviluppa, meglio e’ per le citta’ arretrate perche’ possono lanciarsi nel comercio volatile con altre citta e quindi svilupparsi. Questo e’ il motivo prioncipale per cui c’e’ stata un’accelerazione nello sviluppo delle citta’ arretrate dai tempi di Venezia ai tempi di Hong Kong.
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Premio Jane Jacobs
Pubblicato da janejacobs su Agosto 8, 2008

La fondazione Rockefeller ha creato nel 2007 il premio Jane Jacobs in onore dell’urbanista ed economista morta nell’Aprile 2006 all’eta’ di 89 anni. Il premio consiste in una medaglia e in centomila dollari ai due individui che con il loro lavoro hanno rappresentato i principi della grande urbanista. I vincitori del 2007 sono stati:
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The Strokes, last nite
Pubblicato da janejacobs su Agosto 7, 2008
Canzone ironica, giovane e simpatica degli Strokes, un gruppo New Yorchese che ricorda lo stile punk anni ‘70. Bel ritmo e bella la voce del cantante Julian Casablancas. Buon ascolto (segue il testo).
Last night, she said:
“Oh, baby, I feel so down.
Oh it turns me off,
When I feel left out”
So I walked out:
“Oh, baby, don’t care no more
I know this for sure,
I’m walkin’ out that door”
Well, I’ve been in town for just about fifteen minutes now
And Baby, I feel so down
And I don’t know why
I keep walkin’ for miles
See, people they don’t understand
No, girlfriends, they can’t understand
Your Grandsons, they won’t understand
On top of this, I ain’t ever gonna understand…
Last night, she said:
“Oh, baby, don’t feel so down.
Oh, it turns me off,
When I feel left out”
So I, I turn ’round:
“Oh, baby, gonna be alright”
It was a great big lie
‘Cause I left that night, yeah
Oh, people they don’t understand
No, girlfriends, they won’t understand
Your grandsons, they won’t understand
And me, I ain’t ever gonna understand…
Last night, she said:
“Oh, baby, I feel so down.
See, it turns me off,
When I feel left out”
So I, I turn ’round:
“Oh, little girl, I don’t care no more.
I know this for sure,
I’m walking out that door,” yeah
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